Luglio/Agosto 2012 – Kamchatka Selvaggia


KMT-0362

Ancora una volta la Kamchatka, terra di una bellezza devastante dove imponenti vulcani e grandi montagne fanno da sfondo ad una fauna spettacolare. Proprio la scoperta di questi aspetti era lo scopo del nostro ennesimo viaggio nell’estremo oriente Russo; missione sicuramente riuscita. Abbiamo infatti portato a termine l’ascesa di due vulcani, Gorely e Mutnovsky, e passato alcuni giorni al Lago Kurilskoye letteralmente circondati dagli Orsi Bruni…ma anche volato in elicottero, visto le Aquile di Mare di Steller, ecc. ecc.

 



FREQUENTO LA KAMCHATKA ORMAI DA 13 ANNI E OGNI VOLTA RIESCO AD EMOZIONARMI PERO’ QUESTA VOLTA A RACCONTARCI LE SUE EMOZIONI SARA’ MASSIMO MORA (CHI E’ MASSIMO…) ANCHE LUI COME ME ORMAI COMPLETAMENTE CONQUISTATO DALLA TERRA DEI VULCANI. LE SPLENDIDE FOTOGRAFIE DELLA GALLERIA SONO INVECE DI LUCA ALTIERI (CHI E’ LUCA…)

 

RACCONTO
di MASSIMO MORA

Dopo oltre 12 ore di volo con cambio di aeromobile a Mosca giungiamo a Petropavlovsk Kamchatsky alle prime luci dell’alba; il tempo è pessimo e piove intensamente. Ci trasferiamo in albergo dove ci viene illustrato il programma che si divide in due parti di quattro giorni ciascuna. Nella prima parte visiteremo una zona vulcanica che dista quattro ore dal capoluogo e nella seconda raggiungeremo a bordo di un elicottero il lago Kurilskoye dove si possono osservare gli Orsi Bruni intenti a cacciare i salmoni.  
Il mattino seguente ci accomodiamo su di un grosso autocarro 6WD stracolmo di attrezzatura che dopo un’ora di tragitto su strade asfaltate imbocca una pista di terra battuta che si inoltra nel folto della foresta, composta da imponenti betulle intervallate da ampie radure. Durante il tragitto il primo emozionante incontro; ai margini della strada un orso bruno eretto su due zampe si guarda intorno e subito sparisce nel fitto degli arbusti. A metà pomeriggio giungiamo in prossimità dei vulcani dove nella piana tra due di essi viene allestito il campo base: confortevoli tende canadesi per dormire e una grande struttura tendata adibita a mensa e luogo di aggregazione. L’ambiente circostante è molto verde: prati, macchie e cespugli, colate laviche e corsi d’acqua. Causa l’altitudine, siamo circa a 1000 metri, non ci sono alberi. Un ambiente selvaggio e incontaminato privo di tracce umane. Il mattino seguente si parte per l’ascesa del vulcano Mutnovsky. Occorreranno circa 3 ore per giungere nel cratere, il panorama della caldera è suggestivo, dantesco, si ha l’impressione di entrare in un girone dell’inferno, circondati da fumarole odoranti di zolfo e sibili di vapore generato dall’acqua proveniente dal vicino ghiacciaio quando entra in contatto con il sottosuolo incandescente. All’interno della caldera ci si sposta utilizzando piccoli sentieri di terra battuta e fango, avvolti da un vapore a volte così denso che si fa fatica a vedere gli altri componenti del gruppo anche se si trovano a breve distanza. Frastornati dal sibilare dei getti di vapore ci si addentra poi tra gole di terra erosa e pozze di fango che gorgogliano e ribollono; un’esperienza fantastica. Nel pomeriggio si ritorna al campo base. Il mattino seguente è la volta del vulcano Gorely, anch’esso attivo, la sua ultima eruzione risale ad un paio di anni fa. Questo vulcano è poco distante dal Mutnovsky e il suo imponente cono ha una forma perfetta. Per giungere in vetta occorrono un paio d’ore di duro cammino su ripidi sentieri, attraversando un territorio brullo che presenta zone sassose e colate laviche. Il bordo del cratere è diviso in due parti; da un lato si è formato un grande lago dai bordi frastagliati incastonato in un paesaggio lunare, sul lato opposto un piccolo cratere dal quale esce un getto di vapore ad alta pressione che produce un frastuono simile a quello di un reattore di aereo. Fortunatamente il tempo è bello e nel cielo limpido, dall’alto del cratere ci godiamo il panorama spettacolare. A metà pomeriggio rientriamo alla base e durante la discesa, ai margini del sentiero troviamo grandi impronte di orso bruno. Il mattino seguente, dopo aver smontato il campo e caricato il materiale sul grande autocarro 6WD, adatto a questi terreni impervi e fangosi, riprendiamo la via del ritorno. Attraversiamo praterie e guadiamo corsi d’acqua, sostando in punti panoramici di estrema bellezza, per arrivare in serata a Petropavlovsk Kamchatsky.
Dopo un giorno di riposo, dedicato alla visita della città, per la verità non molto interessante: edifici del periodo Sovietico ed alcuni nuovi centri commerciali, ma il clima è mite e si passeggia piacevolmente. Il giorno dopo si parte per la seconda escursione di quattro giorni al lago Kurilskoye. Di buon ora, a bordo di un minibus, ci trasferiamo all’eliporto dove ci attende un grosso elicottero MI-8 da carico, usato in passato dall’esercito. Saliti a bordo ci sistemiamo sulle panche sistemate lungo le fiancate della stiva e poco dopo si decolla. Per giungere alla meta occorrerà un’ora e mezza di volo. E’ previsto uno scalo intermedio presso la caldera del vulcano Ksudach, il cui cratere è occupato da un lago. Ripreso il volo giungiamo al lago Kurilskoye nel primo pomeriggio e ci sistemiamo in un rifugio posizionato su di un’altura adiacente la riva da dove si ammira un panorama veramente spettacolare sul territorio circostante e sui vulcani sullo sfondo. Motivo principale per recarsi qui è l’osservazione degli orsi bruni che si radunano in questo periodo in prossimità dei molti emissari del lago per catturare i salmoni. Uno spettacolo veramente eccezionale, soprattutto perché i plantigradi si possono osservare da molto vicino (8-10 metri) e non sembrano per nulla infastiditi dalla nostra presenza. Nei giorni seguenti abbiamo fatto belle escursioni attorno al lago, sempre accompagnati da una guida e da un paio di guardie armate e diversi appostamenti nei luoghi migliori per l’osservazione. In agosto ci sono davvero tanti esemplari e abbiamo così seguirli nelle loro attività giornaliere; quando mangiano bacche o sonnecchiano, quando mamma orsa porta a spasso i suoi cuccioli. Addirittura in un caso abbiamo incontrato una femmina con tre piccoli molto graziosi e giocherelloni, si rincorrevano e azzuffavano. Ma la cosa più emozionante è osservarli durante la pesca, quando si posizionano ai margini dei corsi d’acqua, nei punti in cui il livello è più basso, e attendono il passaggio dei salmoni. Gli orsi rispettano una sorta di gerarchia per accaparrarsi i punti migliori: la precedenza sembra spettare ai più anziani ed alle femmine con i cuccioli, solo quando questi sono sazi e si allontanano subentrano gli orsi più giovani. Qui al lago Agosto è il mese in cui i salmoni vengono a deporre le uova per cui ci è possibile osservarli mentre quasi in processione colorano l’acqua di rosso e gli orsi bruni li attendono lungo i ruscelli per banchettare senza troppa difficoltà. Molto interessante è l’escursione sul lago in gommone con la possibilità di avvistare altri orsi lungo le rive o immersi in acqua intenti a pescare. Emozionante è stato anche avvistare l’Aquila di Mare di Steller, un esemplare immaturo era poggiato sui cespugli in prossimità della riva e quando ci siamo avvicinati si è levato in volo spiegando le sue imponenti ali per scomparire nel folto della foresta. Al centro del lago ci sono formazioni rocciose simili a faraglioni e isolotti ricoperti di folta vegetazione che formano una sorta di piccolo arcipelago; lo scafista si inoltra tra gli stretti canali che separano le isole in uno scenario davvero idilliaco. Lungo la riva del lago si trova anche una base scientifica dove vengono studiati i salmoni. Nel primo pomeriggio del quarto giorno l’elicottero ci riporta in città da dove il mattino seguente ci imbarcheremo per il lungo volo intercontinentale che ci riporterà in Italia.
Non era la prima volta che mi recavo in Kamchatka e spero non sia stata l’ultima, perché questa terra remota e incontaminata supporta un ecosistema unico al mondo dove ancora la natura domina incontrastata.           

 


MAPPA DEL VIAGGIO

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FOTO E IMMAGINI
di LUCA ALTIERI