Renato Cepparo

Renato Cepparo

Nato in una famiglia numerosa si trovò in giovane età orfano di padre e a dover aiutare la madre nella conduzione familiare. Animo irrequieto, dotato di estro e ricco di iniziative, dopo una adolescenza avventurosa partì per la guerra come radiotelegrafista negli alpini e poi nel Mar Nero sui sottomarini tascabili. Finito prigioniero in Russia riuscì a sopravvivere grazie alla sua intraprendenza, riuscendo anche ad allestire programmi teatrali e ritornò sano e salvo in Patria alla fine della guerra. Amante della cinematografia negli anni ’50 fondò la casa cinematografica Record Film e si buttò a capofitto anche in altre attività imprenditoriali con notevole successo. Ma la passione per il grande Nord che da anni frequentava (Groenlandia, Finlandia, Islanda,..) e come meglio racconta lui stesso nel suo libro “La vita è un trampolino” (ed. Cinehollywood – Milano): “…richiamato dal fascino delle immense foreste, dei grandi silenzi, dal sole di mezzanotte, dalle distese ghiacciate e dai monti sui fiordi che mi ricordavano i racconti dei grandi esploratori… ecco che un grande richiamo mi giungeva dall’altra parte della terra: l’Antartide…”. Ma non era solo il fascino degli esploratori come Amundsen, Scott, Schakleton ad infervorarlo ma anche quello di aggiungere l’Italia ai dodici Paesi aderenti al Trattato dell’Antartide. La molla che gli fece scattare l’idea di organizzare la spedizione fu data, come lui stesso racconta, da un libro che ipotizzava in epoche lontanissime la presenza di uomini in Antartide. Così all’inizio del 1974, con l’efficienza ed il tempismo che gli sono soliti, decise di vendere la casa cinematografica New Record Film per finanziare la spedizione in Antartide. Dopo varie peripezie e contrattempi anche diplomatici il 22 dicembre 1975 con la nave norvegese “Rig Mate” salpò da Lisbona alla volta dell’Antartide. Con lui viaggiavano 15 uomini con competenze specifiche: due geologi, un biologo e medico, un paleoclimatologo, quattro alpinisti, due subacquei, cineoperatori ecc.. E’ la prima spedizione italiana con caratteristiche moderne. Il 20 gennaio 1976, nell’Isola di King George, fu innalzata la bandiera tricolore nel campo base denominato “Giacomo Bove”, in onore di un altro grande esploratore italiano. Le ricerche oceanografiche sulla flora e fauna, sulla morfologia del suolo, sui ghiacci, gli studi sulle condizioni meteorologiche, furono tutte documentate da eccezionali riprese cinematografiche che testimoniarono un vero e proprio successo della spedizione. Al rientro in Italia la base fu donata al Governo Italiano che però la lasciò in completo abbandono e, solo dopo numerose petizioni, l’Italia il 18 marzo 1981 aderì al Trattato Antartico. Fra le sue molteplici ed  intraprendenti attività va ricordata anche la passione per lo sport, come la creazione di marce non competitive, fra tutte la “Stramilano” da lui ideata ed organizzata.
Fu insignito:
– della Medaglia d’oro di Benemerenza Civica del Comune di Milano per aver finanziato e diretto   la prima spedizione in Antartide.
– Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana
– Ambrogino d’oro 2003
– Primo italiano nominato Cavaliere dell’Ordine del Leone di Finlandia.

BIOGRAFIA curata da Bruno Bocchi

Alberto Maria De Agostini

Alberto Maria De Agostini

Nasce a Pollone in provincia di Vercelli (oggi  di Biella) giovanissimo decide di entrare in seminario e, nel 1909, viene nominato sacerdote nell’Ordine dei Salesiani. Nonostante il fratello maggiore Giovanni De Agostini  (fondatore dello storico Istituto Geografico di Novara) gli chieda più volte di lavorare come geografo la sua risposta fu semplice e categorica: “Si può essere un buon salesiano e anche un buon geografo”. Quindi decide di partire, come missionario, per la Patagonia e Terra del Fuoco, dove fin dal 1875 esisteva una missione salesiana fondata dal Mons. Giuseppe Fagnano, che si dedicava a tutelare le ultime tribù indigene degli Ona, Tewelce, Yaghan (Yamana) e Alakaluf, ormai decimate sia dalle malattie portate dai bianchi, con cui venivano in contatto, sia dall’espansione territoriale dei cileni ed argentini, allevatori di ovini e bovini, che sottraevano sempre più i territori di caccia e la selvaggina. Padre Alberto Maria De Agostini, si stabilisce a Punta Arenas, sul lato settentrionale dello Stretto di Magellano e incomincia la sua opera di attività pastorale, di protezione degli ultimi Indios nonché quella di esploratore/geografo della parte meridionale-occidentale della grande penisola sud-americana. Le sue esplorazioni portano alla scoperta di nuovi fiordi, corsi d’acqua, valli, montagne, golfi ed isole come l’Isola degli Stati, già méta di una spedizione di Giacomo Bove.
Questa sua opera di esploratore viene svolta con un accuratezza e ricchezza di osservazioni, cartografie e  fotografie in tutti i campi: meteorologia, botanica, geologia, zoologia, etnologia, lasciando un ricco patrimonio di dati, (a Punta Arenas c’è una museo salesiano antropologico di notevole interesse). Verso la fine del 1955, dopo aver scalato diverse montagne, raggiunge anche la cima del Monte Sarmento e, l’anno dopo, collabora con Guido Monzino per la prima scalata del Cerro Paine, la mitica vetta delle Ande patagoniche. Ottimo scrittore, quasi lirico, lascia due opere uniche nel loro genere “Ande patagoniche – 1949” e “Trenta anni nella Terra del Fuoco – 1955” entrambe corredate da precise carte geografiche della Terra del Fuoco e della Patagonia.
Torna in Italia ormai stanco e si ritira a Torino nella “Casa Madre dei Salesiani” dove, il giorno di Natale del 1960, muore. Il suo nome resterà per  sempre legato alle scalate alpinistiche ed ai viaggi di esplorazione di queste terre australi. Il Cile, a ricordo di questo missionario, esploratore e poeta delle remote solitudini, gli ha dedicato un “Parco nazionale”, un “Fiordo” ed anche un “Ghiacciaio”.
Alcune altre opere sono:
“I miei viaggi nella Terra del Fuoco – 1934”
“Sfingi di ghiaccio – 1958”

BIOGRAFIA curata da Bruno Bocchi

Ernest Shackleton

Ernest Shackleton

Ernest è cresciuto in una famiglia molto numerosa che contava due fratelli e otto sorelle, cosa che per lui non ha mai voluto dire carenza di cibo o mancanza di una casa confortevole.
A scuola Shackleton si annoiava terribilmente e non ha seguito le indicazioni del padre che voleva lo seguisse nella professione medica. Ha infatti deciso che voleva vivere in mare e si è arruolato in Marina all’età di quattordici anni, il limite minimo per l’ingresso.
Adesso che finalmente aveva raggiunto il suo obiettivo, Shackleton ha improvvisamente cominciato ad impegnarsi strenuamente nel lavoro.
Il 13 settembre 1900 Shackleton ha richiesto di partecipare come volontario alla  Spedizione Antartica Inglese che era in procinto di essere organizzata da Sir Clements Markham, il presidente della Royal Geographical Society. Un certo tenente Robert F. Scott, poi famoso esploratore, era stato nominato al comando della spedizione. La spedizione salpò dall’ Inghilterra il 6 agosto 1901, a bordo della Discovery, barca a vapore in legno appositamente costruita. In tale periodo fu la meglio organizzata spedizione avventuratasi in Antartico. A metà febbraio del 1902, Scott aveva stabilito il quartiere invernale Hut Point sull’ Isola di Ross. Con Shackleton come redattore, la spedizione ha anche pubblicato la prima rivista Antartica, il Sud Polar Times. Il 2 novembre 1902 Scott partì per il Polo Sud con il suo responsabile scientifico Dr Edward Wilson, Shackleton, 19 cani e 5 slitte. Nonostante l’ottimismo iniziale la dura realtà ben presto prese il sopravvento. La carenza di esperienza nell’uso degli sci e dei cani da slitta fu fatale e i risultati come prevedibile furono molto scarsi. Solo la forza di volontà permise loro di raggiungere 82.16° S prima di tornare indietro. In realtà solo Scott e Wilson raggiunsero questo punto, Shackleton fu costretto a restare indietro con i cani.
Sebbene fosse stato rispedito a casa come un invalido da Scott, Shackleton decise che sarebbe uno giorno tornare in Antartico. Lo fece nel 1908. Nel frattempo, dopo il suo ritorno dalla spedizione della Discovery, Shackleton si era sposato e aveva avuto il primo dei suoi tre bambini. La Spedizione Antarctica Britannica partì da Lyttleton, in Nuova Zelanda il giorno di capodanno del 1908, a bordo del Nimrod. La piccola baleniera, ha raggiunto il Ross Ice Shelf nel gennaio 1908. Shackleton ha scoperto il ghiacciao Beardmore, così chiamato in onore dello sponsor della spedizione e raggiunto 88.23° S sul Plateau Antartico il 9 gennaio 1909. Ha inoltre inviato spedizioni che hanno raggiunto il polo sud magnetico e la cima del Monte Erebus. Al suo ritorno in Inghilterra, egli divenne un eroe popolare e ricevette numerosi riconoscimenti da società geografiche.
Nel 1914, dopo che il Polo fu conquistato da Roald Amundsen nel 1911, Shackleton ha intrapreso una nuova sfida, voleva attraversare tutto il continente a piedi, dal Mare di Wedell al Mare di Ross.
Lasciata la Georgia del Sud nel dicembre 1914, la Endurance si fece strada verso sud attraverso il pack fino a che non fu più in grado di continuare e fu infine intrappolata nei ghiacci dove rimase per quasi due anni nell’ambiente più ostile sulla terra. Quando la Endurance fu sopraffatta dai ghiacci e affondò, Shackleton in parte con l’utilizzo di slitte e in parte con l’utilizzo delle scialuppe raggiunse prima Elephant Island, il 15 aprile 1916 e poi per la Georgia del Sud il 30 agosto, per un totale di circa mille miglia. Ha poi completato l’operazione di salvataggio dei suoi uomini che erano in attesa di soccorsi nel Mare di Ross. Non un solo uomo fu perso e Shackleton ottenne il rispetto e l’ammirazione di tutto il suo equipaggio.
Dopo la spedizione dell’ Endurance fece per un periodo conferenze sulla spedizione che però non gli portarono molti vantaggi economici.
Nel 1921, Shackleton ebbe però l’opportunità di un altra spedizione antartica. Il suo scopo era quello di circumnavigare il continente antartico dal mare, ma è stata bruscamente interrotta il 5 gennaio 1922, quando Shackleton è morto di un attacco cardiaco a bordo della sua nave, la Quest, mentre era ancorata al largo della Georgia del Sud in prossimità delle Sandwich del Sud. Il suo corpo fu portato in Inghilterra, ma la sua vedova ha chiesto che la sepoltura si svolgesse a Grytviken, nella Georgia del Sud, dove Shackleton fu sepolto il 5 marzo 1922.

BIOGRAFIA curata da Piero Bosco

Robert Falcon Scott

Robert Falcon Scott

Ufficiale di marina britannica e esploratore entrò nella Royal Navy a 14 anni. Nel 1900 fu posto al comando della Spedizione Inglese in Antartico. Suo compagno di viaggio Ernst Shackleton. Lasciata l’Inghilterra nel 1901, Scott ha posto il campo base sulle sponde del McMurdo Sound, in Antartide. Ha esplorato la parte orientale del Ross Ice Shelf e dato il nome alla penisola Edward VII. Egli in compagnia di Wilson e Shackleton ha tentato di raggiungere il Polo Sud raggiungendo la latitudine più meridionale mai toccata prima, intorno all’82° S. Il fallimento di questo tentativo fu dovuto in gran parte alla scarsa esperienza dei partecipanti nell’utilizzo dei cani da slitta e nella sopravvivenza in ambienti estremi come quello Antartico. La spedizione fece ritorno nel 1904.
Nel 1910 Scott organizzò una seconda spedizione in Antartico con l’obiettivo di essere il primo uomo a raggiungere il Polo Sud. La nave Terra Nova salpò dall’Inghilterra il 1 Giugno. Egli raggiunse nuovamente McMurdo Sound. Fin da subito fu chiaro a Scott che il raggiungimento del Polo sud sarebbe stato una sorta di gara con il norvegese Roald Amundsen. Entrambe le spedizioni partirono nell’ottobre 1911 dai rispettivi campi base. Ma mentre Amundsen e i suoi quattro compagni erano in viaggio con sci e cani da slitta, Scott e i suoi utilizzarono pony della Manciuria e motoslitte che si rivelarono ben presto difettose, nonché cani da slitta che anche stavolta nessuno sapeva condurre. Egli con quattro compagni iniziò una marcia di 2964 km. Scott raggiunse il Polo Sud il 18 gennaio 1912, vi trovò la tenda e la bandiera lasciati dell’esploratore Norvegese Roald Amundsen, che aveva raggiunto l’obiettivo 5 settimane prima. Il viaggio di ritorno fu una tragedia e si concluse con la morte di tutti i partecipanti. L’ufficiale Edgar Evans è morto a seguito di una caduta, il Capitano Lawrence Oates ha sacrificato la sua vita, sperando così di salvare i suoi compagni, Henry Bowers, il dottor Edward Wilson, e Scott perirono di fame e di freddo il 29 marzo 1912, a soli 18 km da un deposito di approvvigionamento di emergenza. I loro corpi, insieme a preziosi documenti e campioni lasciati da Scott nella sua tenda, sono stati trovati da una spedizione di ricerca quasi otto mesi più tardi.

BIOGRAFIA curata da Piero Bosco

Giacomo Bove

Giacomo Bove

Giacomo Bove nacque a Maranzana (Asti), in terra piemontese, in un piccolo paese immerso nelle colline del Monferrato. Pur in prossimità delle Alpi il suo sogno era il mare e così si iscrisse all’Accademia Navale di Genova che frequentò con profitto tanto che, a venti anni, ne uscì con il grado di Guardiamarina di I Classe. A 21 anni si imbarcò sulla corvetta “Governolo”, al comando del Capitano Accinni, partecipando ad un giro del mondo: Indie Orientali, Corea, Giappone, Borneo ecc., una navigazione che la “Marina” organizzava sia per istruire al meglio il proprio personale sia per scopi scientifici e diplomatici. L’impegno e la competenza di Bove non passò inosservata ai superiori ed il suo nome fu fatto al Presidente della “Reale Società Geografica Italiana”. Qualche tempo dopo, il giovane Guardiamarina, che peraltro amava più le terre fredde che quelle calde, non si lasciò sfuggire l’occasione di imbarcarsi su una nave svedese “La Vega”, agli ordini del comandante Adolf Erik Nordenskiold, che voleva tentare il Passaggio Nord-Est,  dal Mar Bianco allo Stretto di Bering, costeggiando le coste settentrionali della Siberia. Venne assunto nella spedizione come Ufficiale in seconda nonché responsabile dei Servizi di Idrografia. L’impresa riuscì ed era il 1878. Il suo diario di bordo non solo riportava lo svolgimento quotidiano dell’esplorazione con dati di rilevazione ma anche cartografie accurate, disegni degli abitanti, dei costumi, osservazioni del modo di vivere delle popolazioni di quelle inesplorate terre e della natura circostante. Fece osservazioni astronomiche con particolare riguardo ai fenomeni dell’aurora boreale. Tanto furono apprezzati questi “appunti” che il Prof. Nordenskiold  lo pregò di lasciargli il privilegio, in qualità di Comandante, di esporli una volta rientrati a Stoccolma. Dopo due anni ritornò in Patria dove ricevette un’accoglienza trionfale. Ebbe medaglie e onorificenze, e con tutto il materiale raccolto tenne prestigiose conferenze. Forte dell’esperienza acquisita propose alla Reale Società Geografica Italiana una spedizione verso l’Antartide. Il progetto, pur essendo giudicato favorevole, richiedeva costi troppo elevati e così Giacomo Bove dovette accontentarsi di un viaggio di esplorazioni in Patagonia e Terra del Fuoco
Da Buenos Aires salpa nel dicembre del 1881 con la corvetta “Cabo de Hornos” e raggiunge lo Stretto di Magellano attraccando ad Ushuaia “A la fin du Mundo”. A maggio, mentre si sta dirigendo verso Sloggatt Bahja la nave naufraga. Solo a fine settembre del 1882 riesce a ritornare a Buenos Aires dove consegna al Governo Argentino i risultati scientifici dei rilievi costieri effettuati da Punta Arenas fino a Santa Cruz. Ritornato in Patria viene nominato membro d’onore della Reale Società Geografica Italiana. Quindi riparte nuovamente per continuare l’esplorazione del territorio argentino delle “Missiones”. Risale per primo il fiume Paranà sino a Ituzaingò ed esplora il territorio tra l’Iguassù e la grande cascata del Guayra. Rientrato a Buenos Aires con nuove informazioni geografiche e antropologiche, viene subito invitato a ripartire per la Terra del Fuoco. Questa volta lo segue anche la moglie Luisa Buzzone (sposata nel 1881) e con la goletta “Cilata” si dirige nuovamente nello Stretto di Magellano raccogliendo nuove informazioni geografiche, marittime e svariati reperti. Rientra in Italia e sottopone al Governo Italiano la possibilità di colonizzazione dei territori delle “Missiones” essendoci peraltro già presenze di Gesuiti. L’opportunità di nuovo lavoro per i connazionali sembra garantita, ma il progetto passa in secondo piano. Mentre Bove esplorava le fredde terre dell’America del Sud, la maggior parte dei Paesi Europei (Belgio, Francia, Inghilterra, Germania, Olanda..) avevano rivolto le attenzioni sul Continente Africano. Fu così che Giacomo Bove dovette partire alla volta del Congo. E’ il 1885 quando da Liverpool salpa verso le foci del maestoso Congo che raggiunge dopo un mese, risale verso Leopoldville e fino alle cascate di Stanley, ma si accorge che ormai il Belgio e la Francia hanno colonizzato i territori e nulla c’è più da spartire. Così dopo un anno, ammalato ed indebolito nel fisico ritorna in Italia con la relazione negativa del viaggio. Lascia la Marina e stanco, forse deluso e sempre più minato dalle febbri, di ritorno da un viaggio in Austria si suicida a Verona.
Il suo nome resta impresso nelle Terre estreme del Sud America, nell’Arcipelago della Vega a ricordo di un grande esploratore italiano.

BIOGRAFIA curata da Bruno Bocchi

Roald Amundsen

Roald Amundsen

Roald Amundsen, è nato il 16 Luglio 1872 a Borge, vicino Oslo. Secondo le aspettative familiare avrebbe dovuto dedicarsi agli studi di medicina, invece si arruolò nella Marina ed il caso lo portò, in qualità di comandante in seconda, sulla “Belgica”, a fianco del biologo belga Adrien de Gerlache,  costretto a svernare sulla nave bloccata dai ghiacci presso la Penisola Antartica.
Le esperienze che Amundsen ricavò da questo viaggio, gli permisero di acquisire una sufficiente fiducia in se stesso da affrontare la sfida che da 300 anni affascinava tutti i navigatori: il Passaggio a Nord-Ovest. Da tempo gli esploratori erano consapevoli dell’esistenza di un corridoio che collegava l’Europa all’Asia, a nord del continente nordamericano, ma nessuna nave era mai riuscita a percorrerlo completamente. Amundsen acquistò una nave particolarmente solida del peso di 45 tonnellate, la “Gjøa”, dotata di vele e un motore da 13 cavalli, e nell’estate del 1903 la “Gjøa” lasciò il fiordo di Oslo e con il suo equipaggio di 6 uomini si preparò ad aprirsi la strada tra le acque ghiacciate del Passaggio a Nord-Ovest.
La spedizione ebbe successo e nell’agosto 1906 la “Gjøa” percorse gli ultimi tratti del passaggio. Durante la navigazione gli uomini avevano anche raccolto una grande quantità di dati scientifici, i più importanti dei quali riguardavano il magnetismo terrestre, e registrato le proprie osservazioni sull’esatta locazione del Polo Nord magnetico. Inoltre, lungo il Passaggio a Nord-Ovest  avevano raccolto materiale etnografico sulla popolazione degli Esquimesi
In agosto Amundsen salpò a sud a bordo del “Fram”, che Nansen gli aveva messo a disposizione. Per poter attraversare lo Stretto di Bering, a quel tempo le navi erano costrette a doppiare Capo Horn. Per questo nessuno sospettava qualsiasi cambiamento di piano mentre il “Fram” procedeva verso sud.
Quando la nave attraccò a Madeira, Amundsen informò i membri della spedizione che stavano navigando verso sud, non verso nord. Fu trasmesso un telegramma a Scott contenente la notizia che la spedizione norvegese stava puntando verso l’Antartico. Una corsa all’ultimo sangue che continua ad affascinare ancora oggi.
Amundsen piantò il suo campo base nella Baia delle Balene, punto più vicino al Polo Sud di quello di partenza di  Scott, il McMurdo Sound. Nonostante questo apparente vantaggio il territorio compreso tra la Baia delle Balene e il Polo era sconosciuto, mentre Scott avrebbe seguito una rotta tracciata nel 1908 dal suo connazionale Shackleton. Il 19 ottobre 1911 Amundsen lasciò il campo base con i suoi quattro compagni, quattro slitte e 52 cani. La missione di Amundsen aveva un unico scopo: raggiungere il Polo, velocemente. Due mesi dopo il suo obiettivo era raggiunto, cinque settimane prima che Scott e i suoi uomini raggiunsero sfiniti il Polo per trovarci la bandiera e la tenda di Amundsen.
Il 14 dicembre 1911 la bandiera norvegese sventolava al Polo. L’equipaggio norvegese aveva attraversato la pericolosa Banchisa di Ross per raggiungere il piede di un’alta catena montuosa intervallata da ghiacciai. Proseguire sembrava estremamente rischioso, ma grazie alla loro perizia e a una buona dose di fortuna, gli uomini riuscirono a superare il Ghiacciaio di Heiberg, a valicare la catena montuosa e a raggiungere il plateau che li avrebbe portati al Polo.
Al ritorno in Europa, Amundsen, pagati i debiti, organizza nuovi viaggi.
Dal 1922 al 1924 è alla deriva con la nave “Maud” lungo il passaggio di Nord-Est.
Successivamente nel 1925, insieme con l’Americano Ellesworth, tenta di raggiungere il Polo Nord a bordo di due idrovolanti, l’N24 e l’N25. Gli aerei si schiantarono sul ghiaccio alla latitudine 87.83° N , ma gli uomini dell’equipaggio riuscirono a riparare uno dei due idrovolanti e tre settimane dopo fecero ritorno alle Svalbard.
Nel 1926, insieme all’Italiano Umberto Nobile e all’Americano Ellsworth  sorvolò il Polo Nord con il dirigibile “Norge” volando dalle Svalbard all’Alaska. In questa spedizione gli esploratori sorvolarono territori fino a quel momento sconosciuti, riempiendo così gli ultimi tasselli che mancavano per completare la carta geografica mondiale. In seguito alle polemiche sorte dopo il viaggio con il dirigibile Norge, i due esploratori non si rivolgono più la parola, ma quando Nobile, dopo aver raggiunto il Polo Nord, si schianta sul pack con il dirigibile Italia, l’esploratore Roald Amundsen è parte di una squadra di soccorso. Decolla da Tromsø il 17 giugno del 1928 a bordo del Latham 47, un aereo messo a disposizione dal governo francese, per non tornare mai più. Ndranno dispersi con lui i membri dell’equipaggio. Alcuni mesi più tardi venne trovato un relitto del suo aeroplano a nord delle coste settentrionali della Norvegia. Più recentemente, nel 2003, un’altra parte dell’aeromobile è stata rinvenuta in una baracca nell’Isola Edgeøya, Svalbard.

BIOGRAFIA curata da Piero Bosco

Guido Monzino

Guido Monzino

Guido Monzino nasce a Milano ma trascorre l’infanzia a Moltrasio, sul Lago di Como. Finiti gli studi classici, entra nell’azienda paterna la “Standa” diventandone Direttore Generale fino al 1966, anno in cui lascia la gestione e si dedica ad altre iniziative nel campo agricolo ed industriale in Italia ed all’estero. Rispondendo ad una profonda esigenza interiore (in 18 anni compie ben 21 spedizioni) e spinto da grande ammirazione per il Duca degli Abruzzi e le sue imprese, che in alcuni casi ne segue le “orme”, a 27 anni parte per l’Africa Occidentale. Molte delle sue esplorazioni portano il tricolore italiano a svettare sulle mète prescelte come fu il 19 Maggio 1971 quando la bandiera italiana giunse per la prima volta al Polo Nord con le slitte trainate dai cani. La Spedizione Polare di Guido Monzino è la seconda al mondo ad aver raggiunto i 90° Nord con i mezzi tradizionali (la prima fu la Trans-Artica del 1968-69 dell’inglese Wally Herbert).Una marcia durissima, sull’insidiosa calotta polare, che durò 70 giorni. La via percorsa fu quella scelta nel 1909 dall’ammiraglio americano Robert Peary che però non raggiunse la mèta. L’intento di Monzino, in questo caso, era quello di continuare la spedizione della “Stella Polare” del Duca degli Abruzzi che aveva raggiunto la massima latitudine nel 1900, con il Comandante Umberto Cagni, gli 86°34′ Nord. Per aver portato a compimento questa impresa fu insignito del titolo di “Conte” da Umberto di Savoia. Se in questo breve profilo si ricorda soprattutto la conquista del Polo Nord è rigoroso riportare in modo sintetico anche tutte le altre 20 esplorazioni effettuate non solo nelle terre fredde come la Groenlandia, più volte esplorata, ma anche in terra d’Africa ed Asia.
1955: Africa occidentale : Senegal-Guinea-Costa d’Avorio
1956: Alpi occidentali italiane e svizzere : Grandes Murailles
1957-58: Ande patagoniche: Cerro Paine e Torri del Paine
1959: Pakistan: Kanjut Sar – Grande Karakorm
1959-60: Africa equatoriale: Kilimanjaro
1960: Groenlandia occidentale: 66° parallelo
1960: Africa equatoriale: Monte Kenya
1961: Groenlandia occidentale: 74° parallelo
1961: Africa equatoriale: Ruwenzori
1962: Groenlandia occidentale: 72° parallelo con slitte
1962:Groenlandia occidentale: 77° parallelo
1963:Groenlandia orientale: 1° Spedizione alle Alpi Stauning
1963-64: Africa Sahariana: Tibesti
1964:Groenlandia orientale: 2° Spedizione alle Alpi Stauning
1964-65: Africa sahariana: Algeria Hoggar
1968:Groenlandia orientale: 1° Spedizione nautica
1969:Groenlandia occidentale: Jacobshavn-Wanaq con slitte
1970:Groenlandia nord occidentale: Qanaq – Cape Columbia con slitte
1970:Groenlandia occidentale: 2° Spedizione nautica
1971: Capo Columbia – Polo Nord con slitte
1973: Nepal: Himalaya spedizione all’Everest
Guido Monzino è oggi sepolto a Villa Balbianello, sul lago di Como, ultima dimora dell’esploratore. Una sala della villa è dedicata ai cimeli, ricordi, onorificenze ottenute ed è possibile ammirare, al centro della sala, una delle otto slitte trainate dai cani che gli consentirono di raggiungere il Polo Nord.

BIOGRAFIA curata da Bruno Bocchi

Capitano William R. Anderson

Capitano William R. Anderson

Al Polo Nord con il “Nautilus”
William R. Anderson nacque nel Tennessee e da giovane intraprese la carriera militare laureandosi prima all’Accademia Militare ex Columbia e successivamente all’Accademia Navale U.S.A. Sommergibilista partecipò, durante la seconda guerra mondiale, a diverse missioni e venne inserito con la medaglia di bronzo. Con la creazione dei primi sommergibili nucleari  fu scelto per assumere il comando del USS “Nautilus” destinato alla prima esplorazione artica sotto la calotta polare. Missione segretissima che si svolse in corrispondenza del lancio sovietico dello Sputnik.
Fu così che, dopo un tentativo fallito per il fondale troppo basso, la spedizione ripartì nuovamente dalle Hawaii e, dopo aver attraversato il mare dei Chukci, costeggiò a lungo il pack alla ricerca di acque profonde che trovò nel Barrow Canyon, una profonda valle sottomarina, lunga 150 miglia e larga 15, che gli aprì la via al Mare di Beaufort ed al Polo Nord.
Il 3 agosto 1958 disse al suo equipaggio: ” Per il mondo, la patria e la marina .. Vi informo che il sottomarino “Nautilus” si trova esattamente a 90 gradi di latitudine”.
Era la prima volta che il Polo veniva raggiunto sotto la calotta polare e che il più grande numero di persone l’aveva raggiunto contemporaneamente, infatti l’equipaggio ammontava a ben 116 persone.
Il “Nautilus”, per raggiungere l’obiettivo, aveva percorso 1800 miglia sotto i ghiacci polari con 96 ore di immersione.
Il Capitano Anderson,  che potremmo soprannominare “Nemo”, vista la sorprendente analogia fra il romanzo di Verne “Ventimila leghe sotto i mari” e il non casuale nome del sommergibile, viene ricordato oltre che per l’impresa suddetta anche come comandante del primo sommergibile nucleare della storia navale.
Curiosità:
il 17 Marzo 1959 il sommergibile USS Skate rompe per la prima volta la calotta polare ed emerge al Polo Nord .
il 17 Agosto 1977 la rompighiaccio nucleare sovietica NS Artika è la prima nave a raggiungere il Polo Nord
e…
se Giulio Verne (1828), nel suo romanzo, aveva immaginato l’improbabile navigazione sotto l’Antartico, nel 1648 il vescovo John Wilkins, autore del libro “Matematica o, le meraviglie che si possono compiere dalla geometria meccanica”, aveva previsto con stupefacente anticipo la moderna esplorazione sottomarina, tanto che un  suo pronipote tal Sir Hubert Wilkins nei primi decenni del secolo scorso allestì la Spedizione  Wilkins – Ellsworth  di cui il libro “Al Polo Nord in sottomarino”, ma questa è un’altra storia…..

BIOGRAFIA curata da Bruno Bocchi

Umberto Nobile

Umberto Nobile

La conquista del Polo Nord compiuta da Umberto Nobile costituisce una pietra miliare nella storia dell’esplorazione artica. Nato il 21 Gennaio 1885 a Lauro nell’Irpinia, dopo aver conseguito la laurea in ingegneria diventa Direttore dello Stabilimento Militare di Costruzione Aeronautiche di Roma acquisendo anche il grado di Generale del Corpo del Genio Aeronautico. Il suo interesse per la costruzione dei dirigibili lo porta a progettare e perfezionare nuovi modelli semirigidi più sicuri ed affidabili rispetto a quelli dell’epoca. La sua fama varca i confini dell’Europa, tanto che il 10 maggio 1926, assieme all’esploratore norvegese Roald Amundsen parte da Ciampino a bordo del dirigibile “Norge”, N-1 da lui interamente progettato. Volano attraverso il Polo e atterrano in Alaska. Una attraversata senza scalo di ben 5.300 km. Il 15 Aprile del 1928  ritenta il volo verso il Polo Nord come comandante del dirigibile “Italia”. Alla spedizione partecipano anche un gruppo di Alpini comandati dal Capitano Gennaro Sora, che successivamente prenderà parte alle operazioni di soccorso conseguenti al disastro del dirigibile “Italia”  nella fase di ritorno.
Umberto Nobile con il dirigibile “Italia” parte da Milano per le Isole Svalbard dove viene costruita la base di partenza. Il 23 maggio 1928 il dirigibile salpa ed alle ore 00:24 del 24 maggio 1928 raggiunge il Polo Nord. L’atterraggio non viene effettuato per le avverse condizioni climatiche, ma sulla verticale del 90° parallelo viene lanciata la bandiera  italiana ed una croce benedetta da Pio XI.
Sulla via del ritorno, dove già compaiono all’orizzonte le montagne delle Svalbard, una violenta tempesta durata 30 ore  fa perdere quota al dirigibile che si schianta sul pack Dieci uomini, fra cui Nobile con la sua inseparabile cagnetta Titina, vengono sbalzati nell’urto sul ghiaccio mentre il dirigibile riprende quota portando con sé gli altri 6 uomini dell’equipaggio destinati a scomparire per sempre. I superstiti si trovano circondati dai materiali caduti nell’impatto oltre a quelli gettati dall’aeronave come la radio, del cibo e la tenda. Tenda che successivamente verrà dipinta di rosso per facilitare l’avvistamento dei soccorritori ed entrerà nella leggenda come “La Tenda Rossa”.
Nobile viene tratto in salvo dal comandante svedese Lundborg con un piccolo aereo e contro la sua volontà. Gli altri membri dell’equipaggio vengono salvati successivamente dal rompighiaccio Krasin il 12 Luglio 1928 dopo sette settimane sul pack.
Per le controversie politiche che seguirono al salvataggio Nobile si trasferisce prima in Russia dove, a richiesta delle Autorità, progetta il dirigibile  URSS W6, quindi va in America dove viene riconosciuta ed apprezzata la sua competenza di progettista.
Rientra in Italia nel 1943 dove la sua figura viene riabilitata ed il 27 Dicembre 1966 viene insignito dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Muore a Roma il 30 Luglio 1978.

BIOGRAFIA curata da Bruno Bocchi

S.A.R. Lugi Amedeo di Savoia – Aosta – Duca degli Abruzzi

S.A.R. Lugi Amedeo di Savoia – Aosta – Duca degli Abruzzi

Più semplicemente conosciuto come il “Duca degli Abruzzi”  nacque a Madrid nel 1873 dove suo padre fu Re di Spagna per alcuni anni, mentre lo zio era Re d’Italia. Appassionato di montagna già da giovanissimo scalò il Monte Bianco (il Dente del Gigante) e successivamente il Monte Sant’Elia in Alaska. Fra le due scalate,  a soli 21 anni, compì la prima circumnavigazione del globo.
Nel 1899 attrezzata una baleniera, a cui diede il nome di “Stella Polare”, salpò per raggiungere il Polo Nord.  Lo scopo era quello di portarsi con una nave lungo una terra il più settentrionale possibile ovvero l’isola del Principe Rodolfo, la più a nord dell’Arcipelago dell’Imperatore Francesco Giuseppe  e poi da lì, con le slitte trainate da cani, tentare il balzo finale verso il 90° parallelo. La spedizione fu preparata con molta cura e dovizia di materiali, come era solito fare il Duca degli Abruzzi, tanto è vero che all’equipaggio italiano furono affiancati membri norvegesi, come il capitano Evenson, per la loro esperienza della navigazione fra i ghiacci.
La Stella Polare raggiunse l’isola del Principe Rodolfo e si ancorò nella baia di Teplitz a 82° 4′. Era la quarta nave in assoluto che raggiungeva questa latitudine e la prima costeggiando le terre.
Dopo aver costruito il campo base svernarono ed il 19 febbraio, formati tre gruppi, partirono alla volta del Polo Nord. Uno non tornò mai alla base, uno stremato riuscì a rientrare mentre quello guidato dal comandante Umberto Cagni, raggiunse la più alta latitudine mai raggiunta fino allora 86° 34′ N, ma non il Polo. Il Duca non poté partecipare all’ultimo tratto per un congelamento ad alcune dita che gli furono amputate.
La spedizione oltre ad aver raggiunto il punto più a Nord, in assoluto per l’epoca, fu anche un successo per la documentazione scientifica e topografica riportata.
Il “Duca” rientrato in Patria prepara una nuova spedizione, questa volta in Africa alla conquista del Monte Ruwenzori che riesce, per primo, a raggiungere la vetta situata a 5.109 metri, è il 1906. Quindi è la volta di una spedizione nel Karakorum con l’intento di scalare il K2 ma deve rinunciare a quota 6.640 metri, riesce comunque a battere il record di scalata, per quei tempi, raggiungendo i 7.750 metri  nell’esplorazione di cime circostanti. Nel 1921 si stabilisce in Somalia dove crea una piantagione e esplora il fiume l’Uebi Scebeli fino alla sorgente. Muore in Africa nella sua tenuta denominata “Villabruzzi” nel 1933.

BIOGRAFIA curata da Bruno Bocchi