Giugno 2012 – Navigazione sullo Enisey

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Lungo il corso dello Enisey, da Krasnojarsk (56° N) a Norilsk (69° N), attraversando ben 13 paralleli nel cuore dell’infinita Siberia. A bordo della MV Chkalov unico mezzo di trasporto e possibilità di contatto con il mondo per gli abitanti dei piccoli e remoti villaggi affacciati sul fiume. Un viaggio a ritroso nel tempo, caratterizzato da incontri inusuali e spazi grandiosi, dagli ultimi allevatori di renne Naganasan  alle venditrici di patate bollite presenti ad ogni fermata della nostra imbarcazione.

 



CONDIVIDETE CON NOI LE EMOZIONI DI QUEI GIORNI ATTRAVERSO LE PAROLE DI BRUNO BOCCHI (CHI E’ BRUNO…) IN ANTEPRIMA DAL SUO PROSSIMO LIBRO DAL TITOLO “MATRIOSKA”.


RACCONTO

 

 

“Là dove osano gli uomini”

 

Premessa:

…… Il mio viaggio ormai è giunto alla fine. Sono arrivato nel porto di Dudinka, fin quasi sul Mar Glaciale Artico ridiscendendo il maestoso Jenissey, un viaggio di circa 2300 chilometri, come dire dalle Alpi fino alla punta più meridionale della Sicilia. Mi sono fatto trasportare e cullare dalla corrente del fiume osservando i piccoli villaggi sperduti nella taiga, ascoltando le mille leggende della Siberia. Ho incontrato persone semplici, generose, con le quali ho festeggiato intorno ad un falò, ballato al suono della musica, unico linguaggio universale, liberatorio, che accomuna le “genti”. Ho osservato la natura, con la sua rigogliosa taiga, la desolante tundra, qualche cumulo di neve non ancora disciolto e splendidi tramonti e ora…

 

..Mi trovo su un collina posta ai piedi di una montagna, più realisticamente sono su un “Golgota” dove sono piantate croci cristiane, cattoliche, protestanti, ortodosse, la Stella di Davide ecc. a ricordare gli innumerevoli deportati nel Gulag che sorgeva qui. Per entrare sono passato sotto ad una arcata in legno, dove ho suonato una campana. Il suono si è sparso nell’aria. Ho guardato il cielo solcato da masse di fumo bianco proveniente dalle ciminiere. La città di Norilsk è là in lontananza davanti a me. Alla base della collina ci sono enormi gru arrugginite rivolte verso la città, somigliano a dei marabu, quei grossi e sgraziati trampolieri dal becco forte e potente che frugano nei rifiuti. Queste enormi macchine guardano con avidità la città e agitano la testa muovendola a destra e sinistra, alzandola ed abbassandola,  sembrano pronte a sfruttare qualsiasi occasione per raggiungerla e devastarla. Ma la città è cintata da cumuli di materiale nero e poi da montagne di attrezzi arrugginiti e da vasche enormi di acqua ribollente ed infine da un lago nero come la pece, dove nessun uccello osa posarsi e per ultimo una lunga fila di container chiude l’ingresso. Solo se si superano tutti questi ostacoli e se si è in possesso di uno “speciale permesso” si può entrare in città. Norilsk, la città del nichel, del rame, del palladio. Una città mineraria che vanta primati mondiali come uno dei centri abitati più settentrionali al mondo, di essere una “città chiusa”, una delle dieci città più inquinate, una città dove la vita arriva ai 54 anni, che è stata costruita dall’opera dei deportati politici dell’epoca staliniana unitamente alle strade, alla  miniera ed alla ferrovia denominata la ”ferrovia delle ossa” anch’essa la più settentrionale al mondo. Due anni per realizzare la strada ferrata, neanche cento chilometri che la unisce a Dudinka, e che è costata la  vita a migliaia di uomini che lavorarono in condizioni disumane. Entro in città, nelle vie centrali enormi case dai colori violenti, giallo, rosso, arancio mi accolgono, mentre nelle strade laterali scorgo edifici grigi, fatiscenti, sono i ”krushchoby” costruiti negli anni ’60 sotto Kruscev, dovevano durare solo dieci anni, ma sono ancora lì.
Ora dalla città guardo l’ambiente esterno. In lontananza vedo le solite ciminiere con il perenne fumo bianco che solca il cielo, montagne brulle senza un albero, la miniera e null’altro.
Tundra desolata.
La Siberia con i suoi enormi tesori nascosti nel sottosuolo. Una leggenda racconta che: “Dio, dopo aver creato il mondo, si accinse a distribuire le ricchezze ma, quando sorvolò la Siberia il freddo era così forte che le mani si intirizzirono lasciando cadere la maggior parte delle cose che portava. Ma non se ne curò perché pensò che comunque l’uomo avrebbe faticato molto ad appropriarsene e con il pericolo di devastare la natura e sé stesso”.
Cammino per la “prospettiva” principale e mi siedo all’aperto in un caffé. La giornata è calda ed il cielo sereno, la gente intorno a me sembra goderne. Tutti sono in giro a spasso o seduti ai vari tavoli. Li osservo nel loro ambiente. La città risponde solo alle necessità puramente funzionali senza guardare molto agli aspetti estetici ed alle esigenze di vita normali come la intendiamo noi occidentali. Ma loro non ci fanno caso, lavorano, vivono accettando le cose così come sono.
E’ l’ora di cena. Entro in un ristorante e mi gusto una pizza poi, in attesa del caffé, esco a fumare una sigaretta. Come apro la porta un vento freddo mi assale, la temperatura da 23 gradi è scesa a 8 gradi nel giro di un’ora. Guardo per la strada non c’è in giro più nessuno. Ma questa è la Siberia.


MAPPA DEL VIAGGIO

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FOTO E IMMAGINI