Alberto Maria De Agostini

Nasce a Pollone in provincia di Vercelli (oggi  di Biella) giovanissimo decide di entrare in seminario e, nel 1909, viene nominato sacerdote nell’Ordine dei Salesiani. Nonostante il fratello maggiore Giovanni De Agostini  (fondatore dello storico Istituto Geografico di Novara) gli chieda più volte di lavorare come geografo la sua risposta fu semplice e categorica: “Si può essere un buon salesiano e anche un buon geografo”. Quindi decide di partire, come missionario, per la Patagonia e Terra del Fuoco, dove fin dal 1875 esisteva una missione salesiana fondata dal Mons. Giuseppe Fagnano, che si dedicava a tutelare le ultime tribù indigene degli Ona, Tewelce, Yaghan (Yamana) e Alakaluf, ormai decimate sia dalle malattie portate dai bianchi, con cui venivano in contatto, sia dall’espansione territoriale dei cileni ed argentini, allevatori di ovini e bovini, che sottraevano sempre più i territori di caccia e la selvaggina. Padre Alberto Maria De Agostini, si stabilisce a Punta Arenas, sul lato settentrionale dello Stretto di Magellano e incomincia la sua opera di attività pastorale, di protezione degli ultimi Indios nonché quella di esploratore/geografo della parte meridionale-occidentale della grande penisola sud-americana. Le sue esplorazioni portano alla scoperta di nuovi fiordi, corsi d’acqua, valli, montagne, golfi ed isole come l’Isola degli Stati, già méta di una spedizione di Giacomo Bove.
Questa sua opera di esploratore viene svolta con un accuratezza e ricchezza di osservazioni, cartografie e  fotografie in tutti i campi: meteorologia, botanica, geologia, zoologia, etnologia, lasciando un ricco patrimonio di dati, (a Punta Arenas c’è una museo salesiano antropologico di notevole interesse). Verso la fine del 1955, dopo aver scalato diverse montagne, raggiunge anche la cima del Monte Sarmento e, l’anno dopo, collabora con Guido Monzino per la prima scalata del Cerro Paine, la mitica vetta delle Ande patagoniche. Ottimo scrittore, quasi lirico, lascia due opere uniche nel loro genere “Ande patagoniche – 1949” e “Trenta anni nella Terra del Fuoco – 1955” entrambe corredate da precise carte geografiche della Terra del Fuoco e della Patagonia.
Torna in Italia ormai stanco e si ritira a Torino nella “Casa Madre dei Salesiani” dove, il giorno di Natale del 1960, muore. Il suo nome resterà per  sempre legato alle scalate alpinistiche ed ai viaggi di esplorazione di queste terre australi. Il Cile, a ricordo di questo missionario, esploratore e poeta delle remote solitudini, gli ha dedicato un “Parco nazionale”, un “Fiordo” ed anche un “Ghiacciaio”.
Alcune altre opere sono:
“I miei viaggi nella Terra del Fuoco – 1934”
“Sfingi di ghiaccio – 1958”

BIOGRAFIA curata da Bruno Bocchi